Altre e ben più potenti forze intervennero però a creare valli e montagne, modellando profondamente il territorio, in seguito a fenomeni di origine tettonica e di erosione.
Supponiamo di trovarci sul Monte Zerbion e aprire gli occhi ...quindicimila anni fa. Il paesaggio che ci circonda è un immenso fiume di ghiaccio che scende dalle cime del massiccio del Rosa e si congiunge proprio sotto di noi, sopra al col De Joux, con l'immenso ghiacciaio che invade tutta la Valle d'Aosta fino alla pianura, per un'altezza stimata intorno ai 2000 metri. Ancora oggi si possono riconoscere facilmente le tracce di questo passato nel grande anfiteatro morenico che chiude l'accesso alla valle con la "serra" di Ivrea, alta 600 metri e lunga circa 5 chilometri. Morena terminale dell' antico ghiacciaio in un momento di massima espansione
L'abrasione operata sulle rocce dal lento movimento delle masse glaciali lascia segni inequivocabili. Una zona dove sono molto evidenti e marcate queste tracce è a pochi chilometri da Verres sulle pareti che dominano dall'alto la piana di Arnad . La roccia è levigata , arrotondata e profondamente graffiata. Questa caratteristiche sono proprie delle rocce "montonate" che si sono trovate a subire l'azione del ghiaccio e dei massi trascinati nel suo fluire lentamente verso valle. Rocce come queste si trovano ad esempio anche sul tratto che sale dal rifugio Mezzalama verso il Lambronecca. Il ritiro del ghiacciaio di Verra, molto rapido in questi ultimi decenni, ha fatto emergere il terreno sottostante, eroso dal movimento del "fiume" glaciale.
Abbiamo così individuato uno dei protagonisti dell'opera di "scavo e costruzione" del territorio: il ghiaccio. Durante le glaciazioni ha inciso sulla la topografia delle Alpi in modo imponente, ma anche in tempi recenti la sua azione ha continuato e continua ancora a modificare il terreno attraverso fasi di espansione e ritiro che si alternano a seconda del clima nelle diverse epoche.
Dopo la massima espansione che si è esaurita circa diecimila anni fa, i ghiacciai si ritirarono a quote più elevate. I circhi glaciali subirono di recente una nuova fase di espansione tra il XVII e il XIX secolo durante la "piccola Glaciazione". In Valle d'Ayas il ghiacciaio dal massiccio del Rosa scese fino quasi al Pian di Verra. Tra il 1820 e il 1865 la lingua terminale del ghiacciaio di Verra avanzò verso destra, formando imponenti depositi morenici che arrivarono a sbarrare la valle sotto alle pendici della Rocca di Verra. In questo modo ha potuto formarsi lo splendido specchio d'acqua del lago Blu.
Osservando la parte terminale della valle d'Ayas si possono individuare diverse zone geologiche che per fasi successive sono venute a posizionarsi nella configurazione attuale.
Immaginiamo di arretrare ancora una volta nel tempo per 200 milioni di anni. Ci troviamo ... in mezzo al mare. All'epoca infatti tra il paleo-continente europeo e la zolla Africana si era aperto il bacino della Tetide, tratto di mare poco profondo ma molto esteso che iniziò a richiudersi intorno a 65 milioni di anni fa . Iniziò allora la "costruzione" della catena delle Alpi, causata dal movimento della zolla Africana verso il continente Europeo.
Supponiamo di andare a vedere lo "spettacolo" della nascita delle nostre montagne dalla cima del Palon di Resy. Le rocce che costituiscono il fondale marino iniziano a sollevarsi, compresse tra quelle in movimento verso nord della zolla africana e la mole del continente europeo che contrastava l'urto. Verso nord-ovest emergono il complesso dei Breithorn, la Roccia Nera e il Polluce, più vicino la Gobba di Rollin, la Rocca di Verra e il Monte Rosso di Verra. A nord , dal Castore al passo di Bettolina, si vede invece un tratto della falda di basamento del Monte Rosa. Queste rocce fanno parte del continente europeo, appartengono quindi all'elemento strutturale più profondo e più antico della zona.
Sembra di essere al crocevia di una serie di movimenti lenti quanto poderosi: da un punto di vista geologico ci troviamo infatti sul confine tra Africa ed Europa. Lo scontro di possenti forze modella il territorio, piegando la roccia e sovrapponendo elementi di origine diversa. Da questa metamorfosi hanno origine le stratificazioni e le pieghe (vedi calcecisto nella foto a lato) che si arrotolano quasi su se stesse, presenti in quelle rocce che si direbbero fatte di materiale plastico. In realtà proprio di un fenomeno di questo genere si tratta: gli spostamenti che si sono susseguiti nel tempo portarono infatti estese zone della crosta terrestre a immergersi in profondità fino a quando la pressione e temperature più alte non le hanno plasmate così come ora le vediamo.
Se osserviamo lo spartiacque tra la valle di Cime Bianche e la Valtournanche, sotto alla cima del Gran Tournalin si vede ad esempio una fascia bianca, completamente diversa dagli strati adiacenti, che prosegue fino al colle delle Cime Bianche. Questa formazione è composta da rocce sedimentarie di tipo calcareo, simili a quelle presenti nelle Dolomiti. In entrambe i casi si tratta del prodotto di metamorfosi dei sedimenti di origine organica che si erano accumulati sul fondo del mare prima dell'orogenesi alpina. A differenza di quanto accade nelle Alpi Orientali, qui non si trovano facilmente fossili che ci permetterebbero di identificare quali organismi marini generarono questi depositi. In questa zona infatti il susseguirsi di fasi di crescita del sistema montuoso hanno prodotto deformazioni e spostamenti tali da impedirne la conservazione.
Il versante sinistro della valle d'Ayas presenta una conformazione ancora diversa, ma pur sempre legata al susseguirsi dei movimenti prodotti dalla orogenesi alpina in una fase di crescita più recente. Questo complesso costituisce la parte più prossima del continente Africano, anche se intervengono localmente affioramenti di origine diversa. Da un punto di vista geologico ci troviamo perciò sul confine tra Africa ed Europa, in collisione l'uno verso l'altro ancora oggi.
A completare l'azione di modellamento del territorio operata dai grandi eventi geologici interviene infine l'erosione che modifica il quadro descritto a livello locale. Verso sud, a valle di Champoluc si nota per esempio una piana che arriva al bosco di Pracharbon. Qui, in tempi relativativamente recenti, era presente un lago, formatosi in seguito alle frane scese fino al fondovalle dalle pendici dello Zerbion. L'erosione prodotta dalle acque dell'Evancon ha poi scavato un passaggio che ha consentito al torrente di riprendere il suo corso e al lago di svuotarsi. Passeggiando nel bosco di Pracharbon, si riconosce immediatamente la natura del terreno sottostante che ancora si presenta composto dal un accumulo di grandi massi prodotto dalla frana. Arrivando verso il torrente viene allo scoperto un terreno sabbioso e incoerente che scende a picco per alcune decine di metri fino all'acqua.
Questa ricostruzione per grandi linee dell'evolversi del territorio di Ayas attraverso milioni di anni ha ovviamente come base studi di natura geologica ben più complessi (vedi bibliografia). Una limitata conoscenza della materia, dovuta alla curiosità di scoprire perchè il territorio di Ayas è proprio così come lo conosciamo, non mi consente di spingermi oltre alla narrazione degli eventi descritti fin qui un pò come in una favola. E quindi, come in molte storie fantastiche, terminiamo il racconto con la scoperta di un tesoro...Nella nostra valle, come in altre zone prossime al massiccio del Rosa, ci sono diverse miniere d'oro. Erano già conosciute, sembra, ai tempi dei Salassi e attirarono l'interesse dei Romani. L'ultima "coltivazione" ebbe termine negli anni immediatamente precedenti alla seconda Guerra Mondiale.
Queste miniere sfruttavano l'oro presente nei filoni di quarzo e pirite aurifera che si trovano nella zona a valle di Brusson su entrambe i lati della valle: sulla parete che da Le Croix (frazione sulla strada per Estoul) scende ripida verso Arcesaz e nei dintorni della località Bechaz, raggiungibile dalla strada che porta al col Tzecore. Molte imboccature delle gallerie proprio in questi ultimi anni sono state chiuse per motivi di sicurezza, ma anche senza addentrarsi nelle miniere una visita in zona può essere interessante ; nei pressi i filoni di quarzo emergono anche in superficie e si possono ancora trovare cristalli piccoli ma perfetti.
Nella conca di Ayas ci sono anche altre zone interessanti da un punto di vista mineralogico. Sul versante destro della valle sopra al canale Curtod sono evidenti due zone di terreno rossiccio: si tratta dei detriti rimasti dalla attività estrattiva in antichissime miniere di rame.
Scisti quarzitici ricchi di minerali di manganese si possono trovare nei detriti di frana sotto al Bec Forciù (vedi foto inizio pagina e particolare a lato). Si tratta di rocce che alternano strati anche sottilissimi di colore giallo o rosato (granati) ad altri viola che contengono cristalli di piemontite, un epidoto di manganese abbastanza raro.
In altre zone della valle ho fatto altre scoperte interessanti. Piccoli cristalli di magnetite, nei calcescisti alla base della salita sul monte Croce, sotto alla parete del Gran Tournalin, per esempio.
L'"incontro" che mi ha dato forse più soddisfazione è stato all'inizio della salita che porta al rifugio Lambronecca. Nella pietraia ai margini del ghiacciaio ho visto qualche cosa che luccicava al sole: magnifici cristalli di pirite incastonati in una roccia che si era evidentemente staccata di recente .
Se guardiamo un territorio con gli occhi della storia geologica , ogni dettaglio assume un'importanza diversa, perchè in qualche momento del passato ha avuto un ruolo attivo nella creazione del paesaggio che in tempi solo molto recenti è stato abitato e modificato dall'uomo.
E' un pò come scoprire che anche una roccia "vive": è nata, si è modificata, è stata traslata in luoghi diversi, è "morta", tornando nelle viscere della terra, per poi riemergere in superficie con un aspetto molto diverso. E' soltanto per la nostra "miopia" che la consideriamo come qualcosa di statico e inanimato, perchè il suo esistere assume un significato attraverso un lasso di tempo molto più lungo della vita e della memoria dell'uomo.
il lago Blu è delimitato dalle morene prodotte dall'ultima fase di forte espansione del ghiacciaio di Verra
Gran Tournalin dal bivacco Mariano
Linea Pancherot- Cime Bianche - Bettaforca
Parte della falda di rocce calcaree è visibile sopra alla linea tra luce e ombra
calcescisto - C. Nord di Testa Grigia
roccia metamorfica con pieghe molto evidenti prodotte dalla plasticità dei materiali, portati in profonditò sotto la crosta terrestre durante l'orogenesi alpina e quindi sottoposti a pressioni temperature e molto alte.
cristalli di quarzo
piemontite in quarzite variegata

cristalli di pirite
"In principio era il mare"
E.e S.Camanni, ed. Priuli-Verlucca
"Alpi dal M.Bianco al lago Maggiore"
Guide Geologiche Regionali a cura di Giorgio V. Dal Piaz
"Le antiche miniere della Valle d'Aosta"
Di Christian Lorenzini, ed.Musumeci
